mercoledì 12 dicembre 2012

Parigi val bene una mezza (settimana lavorativa)

Come già anticipato in precedenza, mi ritrovo parcheggiato a tempo vagamente determinato a Parigi, una città talmente avanti che ci pianterei persino le tende, se la mia solita fotta di schiodarmi verso luoghi remoti non me lo impedisse.
All'orizzonte non ci sono grosse spese e del gruzzolo neozelandese, nonostante i recenti zingarismi, ne avanza abbastanza da permettermi, una volta tanto, di lavoricchiare senza alcun affanno in un ostello di Montmartre, dove reggo la reception per 3 notti a settimana per lo stesso stipendio netto che percepivo in Italia lavorandone 5 in ufficio (ovviamente in regola e con contratto a tempo indeterminato, altro che le prese per il culo di Pizzaland!).

Il mio gaio lavoro, oltre che essere di mio gradimento per la cortezza della settimana, mi permette anche di osservare la fauna del backpacker dall'altra parte della barricata, individuando curiose categorie che mi erano sfuggite durante le mie innumerevoli visite agli ostelli sparsi in giro per il mondo in qualità di ospite. Per esempio:

Gli ispanici: gli spagnoli/sudamericani sono veramente ignoranti, nel senso che evidentemente ignorano che in Francia non si parla la loro lingua. I più astuti esordiscono con un "habla espanol?" che da parte mia riceve puntualmente come risposta un secco "no!", giusto per far loro capire che a Parigi = francese, tutt'al più inglese, ma che nessuno é tenuto a parlare spagnolo. Ovviamente poi si cerca di venirsi reciprocamente incontro e si sistema tutto.
I peggiori sono però quelli che partono subito a razzo parlando il loro bizzarro idioma dando per scontato che tu lo capisca e tu gli dici ooooooooooooh Miguel Hernandez, ma dove credi di essere, a Tijuana? Cosa ti fa pensare che io abbia capito una mezza parola di quello che hai detto?
Notare che scene del genere avvengono con la totalità dei clienti ispanici e solo con loro!
Nonostante ciò, la palma di imbecille dell'anno la vince una certa Marieke Van Brokkolen o qualcosa del genere, che ha mandato una lunga mail di domande in olandese. Alché io gli ho risposto che non ci ho capito una fava. Ovviamente in Italiano! Sto ancora aspettando una replica.
The axis of evil: così come il Sole in trigono con Urano (e un po' di ketchup) fa risvegliare dalla tomba il Conte Dacula e la sua stirpe di paperi-vampiri, un'altra congiunzione astrale sfavorevole porta terrore e distruzione negli ostelli di mezzo mondo: la contemporanea presenza di inglesi, australiani e canadesi.
Quando queste tre nazionalità si presentano contemporaneamente sulla lista degli ospiti, già sai che sarà una lunga notte di rumore ed ubriachezza molesta coi britannici in qualità di fomentatori, pronti ad innaffiare con ettolitri d'alcol la stupidità degli australici e ad innalzare il volume delle ugole canadesi, gente a cui evidentemente non é permesso comunicare con un tono di voce normale nonostante siano le 3 del mattino.
Quelli che non han mai visto una porta chiusa in vita loro: ore due del mattino, per evidenti ragioni di sicurezza la porta d'ingresso è chiusa a chiave. Ovvio no? E allora perché, nonostante i cartelli a caratteri cubitali che appongo ovunque per ricordarlo, mi ritrovo sempre degli assatanati appesi alla suddetta porta cercando di aprirla nonostante sia palese che questa é chiusa da un dispositivo che solo io posso sbloccare? La gente si fa!
I bambinoni: i patatoni si son fatti degli amichetti sul pullman ed ora vogliono stare nella stessa stanzina a fare la nanna o forse a raccontarsi storie di paura al termine di un pigiama-party, chissà. Che carini, peccato che nella stanza non ci siano letti disponibili e allora frignano e mettono il broncio, i patatoni.
Ma fate i seri che c'avete 30 anni!
Quelli che pensano di stare in agenzia viaggi: Se a Parigi mi chiedi cosa c'é da vedere a parte la Tour Eiffel o dove andare a far gallina coi tuoi amici mi va pure bene, ma se cominci a chiedere quanto ci mette il pullman tra Berlino e Praga, quanti voli ci sono al giorno tra Londra e Timbuctu o se é troppo allungare a Bucarest per andare da Parigi a Londra, beh allora figlio mio guarda l'insegna fuori, c'é scritto "ostello", no "Alpitour" (ahi ahi ahi ahi)
I pokeristi: questi li avevo notati anche da cliente: era la mitica batteria di estoni, giunti in Australia solo per guardare la TV. Non lavoravano, non giravano, non mangiavano. Loro guardavano la TV.
Qui a Parigi invece abbiamo i giocatori di poker online, tra i quali spicca lo svedese che una sera arriva tutto incazzato lamentandosi che il wireless é lento e che stava perdendo un sacco di soldi, alché io tutto preso male che pensavo chissà quale importante videoconferenza di lavoro stesse facendo. Poi gli passo di fianco e stava giocando a Texas Hold'em sul portatile. Gli volevo spaccare uno sgabello in testa.

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lunedì 3 dicembre 2012

Toh, chi si rivede...

Beh effettivamente cominciava ad essere ora di tornare ad aggiornare il blog ogni tanto, così ecco un paio di news.
Dall'esatto momento in cui ho piazzato le chiappe in Padania, il pensiero fisso è stato migrare al più presto verso un qualsiasi "luogo random" quanto più possibile lontano da Milano, quindi eccomi sfruttare la generosa ospitalità della mia sbarba da cui son migrato tempo -1 non appena questa mi è tornata nella Ville Lumiere.
Anche il principale sbattone nella terra della baguette (trovare un lavoro retribuito decentemente nonostante il mio livello di francese non eccelso) è stato sbrigato a tempo di record: 10 cv mandati, due lavori offerti, uno accettato, come receptionist in un ostello a Montmartre per 3 notti a settimana.
E così, con tutto il tempo libero che mi rimane a cosa volete che pensi, se non agli zingareggi futuri?
Posto che il punto fermo degli spostamenti prossimi venturi è il Canada, in cui - se tutto va bene - non potrò entrare comunque prima dell'anno prossimo per motivi che ometto volutamente, bisogna anche cominciare a pensare a qualche gitarella per spezzare la monotonia presente e futura, tipo:
Mete a portata di mano da fare assolutamente:
1) Alaska: Posto della madonna, forse l'unico stato USA che mi interessa davvero vedere, altro che Gnu Iorc, Califoggia e Florida dove vanno tutti e dove - tra l'altro - sono già stato una ventina d'anni fa quando non avevo voce in capitolo sulle mete turistiche familiari.
Latitude-x ora va solo in posti pregni di mentalità!
2) Washington State:
Le suburb più meridionali di Vancouver distano meno di 3km dal confine con gli Stati Uniti, di conseguenza qualche gitarella oltre confine ogni tanto sarà quasi d'obbligo. Anche perchè laggiù ci sono da vedere un paio di locheiscion cinematografiche che bramo vedere da anni (...ma cosa dico anni).
3) Tour degli stati canadesi:
Voglio andare a chiedere di persona agli abitanti del Saskatchewan cosa gli ha detto il cervello quando han scelto il nome del loro stato.
Zingarate a portata di mano, da fare in un futuro relativamente prossimo:
1) Giro del Centro America: Dal Messico a Panama. Un Must.
2) Giro del Sudamerica:
Probabilmente da dividere in 2 tranches: costa est e costa ovest, cominciando da quest'ultima.
Mete proibitive o logisticamente difficili:
1) Aree remote canadesi: In realtà la parte più bella del Canada, secondo il mio modesto parere, è il quasi-disabitato nord, soprattutto gli stati dello Yukon, Northwest Terrotories e Nunavut, che però sono raggiungibili molto difficilmente se non tramite costosissimi voli interni. Il sogno sarebbe piazzare le chiappe ad Alert, il centro abitato più a nord del mondo e fare la foto di rito davanti al cartello "ALERT PROUDLY CANADIAN" ed aggiungere alla collezione dei segnali con le distanze dai vari posti del mondo "PESCHIERA BORROMEO 4745Km".
2) Antartide:
non esattamente dietro l'angolo, non esattamente facile da raggiungere, non esattamente economico. Però io almeno un giro in Georgia del Sud ce lo farei volentieri.
Vacanzina pre-Canada:
1) Il resto degli -stan: ancora mi mangio le mani per aver saltato, durante l'ultima zingarata, Kyrgyzstan, Tajikistan e quei pochi angoli di Afghanistan visitabili tranquillamente. Si da il caso però che Turkish Airlines abbia un bellissimo volo Parigi-Istanbul-Osh (Kyrgyzstan) a 570 neuri andata e ritorno. Vuoi vedere che se mi girano le balle mi sparo 4 settimane a fare trekking nelle montagne dell'Asia Centrale appena finisce l'inverno?

Si si, voi andate pure a gnu iorc

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venerdì 30 novembre 2012

Intanto comincio a twittare, poi magari torno a scrivere

Si si ci sono ancora, presto in arrivo novità e nel frattempo, dato che non avevo niente di meglio da fare, ecco pronto l'account di Twitter:

https://twitter.com/Latitude_X

Per ora accontentatevi di 160 caratteri, che appena son caldo torno a sparare fiumi di vaccate. Beeella!

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venerdì 24 agosto 2012

I viaggi della speranza

Milano, Italia (Km.32041). Ed eccoci qui alla fine della zingarata 2012 dopo le ultime mille ore di viaggio da Tirana a Milano tra pullman-sauna del paleolitico e traghetti che partono un po' all'ora che gli pare a loro (ascoltate un cretino, NON prendere mai il Durazzo-Bari!) è l'ora di farsi qualche settimana di meritato riposo a casina.
Vabbè quand'è che si riparte?
Ovviamente presto. Destinazione Vancouver, Canada.

Un po' di statistiche
- Giorni di viaggio: 129.
- Numero di tappe: 67.
- Paesi attraversati: 14 (Hong Kong, Macao, Cina, Mongolia, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Iraq, Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Italia)
- Chilometri percorsi: 32041.
- Ore a bordo dei vari mezzi: 527 (sono quasi 22 giorni 24/24!) di cui 231 ore di treno, 186 di pullman, 99 tra shared taxi, minibus, marshrutka e simili e 11 di nave.
- Ore spese nei vari posti di frontiera: 31.
- Tappa unica più lunga: Lanzhou-Urumqi (Cina), 1907 km in 32 ore di treno.
- Attraversata più lunga con scalo: Pechino-Lanzhou-Urumqi (Cina), 3406 km in 49 ore di treno ed 1 ora di scalo.
- Tratta più veloce in rapporto alla distanza: Shanghai-Pechino (Cina), 5,5 ore di treno per fare 1229 km (ad una media di 223 km/h).
- Temperatura minima: -2° ad ovest di Ulan Bator, Mongolia, 28 maggio 2012.
- Temperatura massima: +48° a Bukhara, Uzbekistan, 2 luglio 2012.
- Arresti rischiati: 1 (Asghabat, Turkmenistan)
- Oggetti smarriti o rubati: 3, una camicia a Pechino (Cina), un iPod e un cellulare a Talas (Kazakistan)
- Birre bevute: innumerevoli (di cui 0 in Turkmenistan, Iran ed Iraq!)
- Destinazioni a cui ho dovuto rinunciare: 2 (Siberia e Tibet).
- Destinazioni in cui non pianificavo di andare ma ci sono andato lo stesso: 4 (Iraq, Bulgaria, Macedonia, Albania).
- Viaggiatori italiani incontrati prima della Turchia: 0.
- Tratta più lunga senza incontrare occidentali: 7706 km tra Pechino (Cina) e Tashkent (Uzbekistan).
- Punto più settentrionale della zingarata: Astana, Kazakistan, 51°10' N.
- Punto più meridionale della zingarata: Macao, 22°10' N.
- Foto scattate: 4733.


La zingarata Hong Kong-Milano (clicca per ingrandire)

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mercoledì 22 agosto 2012

Quattro paesi in quattro giorni

Lasciata alle spalle la Turchia - la cui esplorazione approfondita è stata rimandata a zingarate future - e superato il fatidico trentamillesimo chilometro di viaggio, le ultime tappe della zingarata sono giocoforza un tour de force che dovrà essere più veloce ed indolore possibile, non solo per la stanchezza che inevitabilmente mi attanaglia, ma anche per lo scarso interesse verso i paesi che mi trovo ad attraversare: come può fregarmene qualcosa dei Balcani dopo aver attraversato mezza Asia? Magari in un altro contesto e in un altro viaggio...
Ma c'è dell'altro: più ci si avvicina all'Europa e più la gente è malcagata senza contare che la qualità dei pullman per zingarare scende vertiginosamente mentre i prezzi schizzano alle stelle! Non va bene!
Gli sleeping bus Kazaki o i VIP bus con pranzo incluso da 5 dollari a tratta in Iran sono solo un vago ricordo, qua non ci si muove per meno di 20/30 neuri su lamieroni abbastanza nuovi da non avere i finestrini che si aprono, ma abbastanza vecchi da avere l'aria condizionata rotta o quasi, con bambini che non stanno mai fermi o zitti, con gente che ti vuole scavallare il posto... ridatemi l'Asia!

Bulgaria: bella, ma non bellissima
Sofia, Bulgaria (Km.30357). Ci sono pochi paesi che così, solo a pensarci, mi mettono più tristezza della Bulgaria. Potrei citare forse la Bielorussia o la Moldova... no a pensarci bene la Bulgaria mi mette più tristezza.
Onestamente, cosa ci si può aspettare dalla capitale di un paese famoso quasi esclusivamente per le elezioni farsa? Beh infatti non mi aspettavo niente di che, innanzitutto perchè pare che i posti da vedere in Bulgaria siano altri (Mar Nero, Plovdiv...) e poi perchè in 24 ore, metà delle quali passate a dormire per ripigliarsi almeno parzialmente da sti quattro mesi di viaggio, che idea si può fare uno del posto, soprattutto se il suddetto viene visitato di domenica con tutti i negozi chiusi e senza un'anima in giro e senza aver chiuso occhio tutta notte?
E allora che ci sono venuto a fare qui, direte voi? Beh giovani, mica è colpa mia se tra Istanbul e l'Albania c'è anche Sofia!
Ed è quindi per le suddette ragioni che la migrazione verso la tappa successiva - Skopje, capitale della Macedonia - è pressochè immediato.

Macedonia: preferisco quella di frutta...
Skopje, Macedonia (Km.30589). Non nego la mia ignoranza, ma a me i Balcani non hanno mai ispirato! Il paesaggio che si vede dai finestrini del mio pullman appena entrato in Macedonia offre brutte case, brutti boschi e brutte montagne.
E poi c'è sta storia del nome ufficiale della Macedonia che alcuni chiamano FYROM (ovvero Former Yugoslavian Republic Of Macedonia) che mi infastidisce. Cioè, cazzo mi rappresenta sto FYROM? Questa dev'essere un'idea dei Greci per non confonderla con la Macedonia Greca (che non è un miscuglio di frutta a pezzi con l'aggiunta di olive e fichi) i quali, non si sa bene perchè, sostengono ancora che la Macedonia FYROM è in realtà roba loro... ma mollateli! Addirittura i greci gli han fatto cambiare bandiera a sti poveri cristi perchè sulla vecchia bandiera macedone era rappresentato il Sole di Vergina, simbolo della Macedonia greca ed ai mangiaolive questo non andava giù! Roba de matt!
Skopje, la capitale, non è niente di che, forse mi ero abituato troppo bene in giro, ma la principale città del paese famoso per Madre Teresa (macedone di etnia albanese), Alessandro Magno, ma soprattutto per il Cobra Darko Pancev, è in realtà un grosso cantiere in cui stanno tirando su quantitativi spropositati di statue finto-antiche e palazzi in stile neoclassico dal dubbio gusto.
Resisto al sonno ed al caldo per dare un'occhiata in giro, prima di svaccarmi definitivamente in branda: il pullman per Tirana, in Albania, partirà alle 6 del mattino dopo.

Albania: si ok, a che ora parte il traghetto?
Tirana, Albania (Km.30903). L'Albania è forse l'unico dei tre paesi che mi spiace non aver esplorato come si deve. Il paesaggio e la gente sono decisamente migliori delle tappe precedenti, mi spiace quindi che la mia unica tappa sia la capitale Tirana, un posto che non è decisamente il top del paese!
E poi a Tirana c'era la para-traghetto, ovvero cercare di rimediare una nave/barca/gommone per ritornare in patria senza spendere una fortuna: inizialmente avevo puntato al comodo Durazzo-Ancona, ma questo parte una volta ogni due giorni ed io arrivo in quello sbagliato, l'alternativa è quindi Bari, in cui arriverei a mezzanotte per poi prendere da uno a tre treni a prezzi folli che mi avrebbero riportato in Padania.
Per fortuna gli albanesi si rivelano dei randagi senza eguali e mi sparano sto pullman Tirana-Milano via Bari a 90 zeuri comprensivo di traghetto (solo il Bari-Milano in treno mi sarebbe costato 100!) per cui via, verso i nebbiosi lidi milanesi, da cui prevedo di schiodarmi presto. Molto presto.

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sabato 18 agosto 2012

Ritorno alla civiltà

Realizzo al momento di lasciare Erbil che rimanere oltre in Iraq non ha senso: i costi sono alti e la città di Duhok non è certo una meta così ambita, a meno di non organizzare escursioni nelle vicinanze che non avevo intenzione di fare in ogni caso, così decido di accettare l'offerta-che-non-si-può-rifiutare del nonno che gestisce la mafia degli shared-taxi di Erbil: 10 dollari in più (mecojoni!!!) per skippare a piè pari Duhok ed andare dritti al confine turco.

Entrare in Turchia dall'Iraq o comunque dal Medio Oriente è come essere in un mondo nuovo: strade larghe e perfettamente asfaltate, automobili che non cadono a pezzi, possibilità di mettersi finalmente i pantaloni corti, possibilità di pranzare in giro senza doversi sentire dei criminali, cartelli scritti in un alfabeto comprensibile, ma soprattutto possibilità di bersi finalmente una cazzo di birretta gelida senza doversi rivolgere a degli spacciatori con una condanna a morte sulla testa (era un mese che non ne trovavo una, l'ultima era stata a Tashkent, una disgustosa birra uzbeka tiepida!).
La cosa ha però anche i suoi contro: i prezzi folli! Da quando sono entrato nell'ex Impero Ottomano, mantenere il mio file excel con le spese non ha più senso, le Lire Turche escono a profusione e senza soluzione di continuità il che causa turpiloqui che non contribuiranno certo a spalancarmi le porte del Paradiso quando verrà la mia ora.
L'ingresso in Turchia mi fa però anche capire una cosa, ovvero qual'è il lavoro da non fare mai assolutamente: l'autotrasportatore internazionale! Dalla frontiera turco-irachena, sul lato turco, si snodano infatti almeno 30km di camion in fila, roba che l'ultimo come minimo arriva in Iraq fra una settimana!
Solidarietà ai camionisti a parte, arrivo a pezzi alla prima meta turca, Goreme, nella regione della Cappadocia (o K-Docia come i più fighi di noi amano chiamarla) dopo quasi 24 ore di viaggio, con 5 mezzi cambiati ed una frontiera attraversata  e la voglia di esplorare la zona è molto bassa, nonostante le caratteristiche case e chiese costruite nelle curiose rocce della zona siano effettivamente molto belle, ma le batterie stanno a secco, così decido di dare un'occhiata al minimo indispensabile e migrare direttamente verso Istanbul dopo un paio di giorni.

Istanbul, Turchia (Km.29792). Anche nell'ex Costantinopoli la solfa non cambia, energie a zero e soldi che escono che è un piacere (non certo per me), la visita è quindi limitata anche qui al minimo, giusto le classiche visite a Santa Sofia, Moschea Blu e Topkapi che sono giusto a 500 metri dal mio ostello con la proprietaria dalla risata più fastidiosa del mondo, dove pianifico ufficialmente le rimanenti tappe prima di rientrare in Padania: sveltine a Sofia (Bulgaria), Skopije (Macedonia) e Tirana (Albania), per poi rientrare in patria via nave e riposare in vista delle prossime imminenti partenze.

Ultime, veloci tappe del viaggio

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mercoledì 15 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Terza Parte. Ultimi giorni di randagismo

Certo che qui in Kurdistan una mezza compagnia di trasporti pubblici la potrebbero anche fondare, così eviterei di dover prendere l'ennesimo shared taxi della zingarata Hong Kong-Milano e potrei anche risparmiare un po' di soldini, invece niente, quando chiedo delucidazione su come raggiungere Erbil, la capitale regionale che qualcuno chiama anche Arbil o Irbil (ma nessuno Orbil o Urbil, per fortuna!) vengo subito spedito ad una stazione di taxi dove perlomeno riesco a trovare un  furgoncino che mi porta a destinazione per 10.000 dinari anzichè per i canonici 50.000 chiesti dai tassisti "normali".
Ma un momento, non mi sono dimenticati qualcosa? Certo, non mi accerto del percorso! Insomma do i consigli ("accertatevi di non finire a Kirkuk e a Mosul!", dicevo) e poi sono il primo a non seguirli, infatti dopo un oretta di viaggio spunta il magico cartello: WELCOME TO KIRKUK. Oooops...
Oooooops...
Comunque anche in questo caso niente paura: lo sconfinamento è solo una questione tecnica ed è inevitabile (la strada passa di lì!), Kirkuk la vedo solo da lontano e la gita nella "zona proibita" dura appena lo spazio di qualche chilometro, giusto il tempo di prendere il primo svincolo e rientrare nel ben più confortante territorio Kurdo, anche perchè nessuno all'interno di quell'auto aveva alcuna intenzione di andare a finire a Kirkuk, credetemi.
Il posto di blocco sulla collina è il confine con l'Iraq Arabo e lo si capisce subito dalle uniformi dei soldati, che non vestono più con trasandate camicie verde/marrone - molte delle quali sono dei gentili omaggi della US Army - ma con le uniformi grigio-nere dell'esercito iracheno.
Anche i soldati che guardano le spalle a quello che controlla i documenti non sono più dei tizi vestiti con la maglietta di Messi del Barcellona e le infradito, ma dei militari incazzosi con le classiche uniformi imbottite da battaglia viste in tanti servizi televisivi da Baghdad.
Io, col mio visto valido solo per il Kurdistan, quel posto di blocco non lo potrei neanche superare, ma come già detto questi sono tutt'altro che impenetrabili e così eccomi dall'altra parte, in territorio arabo, con la città di Kirkuk - in cui per inciso c'era stato un attacco bomba solo qualche settimana prima - all'orizzonte. Ma non per molto.

Erbil, Iraq (Km.27841).
Come al solito la prima cosa da fare appena messo piede in città è cercare di rimediare una branda ad un prezzo decente ed anche a sto giro è più facile a dirsi che a farsi, non tanto per l'assenza di brande, quanto perchè il prezzo migliore che riesco a strappare è per una singola a 25$ al Lord City Hotel nella piazza principale di Erbil, proprio di fronte alla cittadella (se volete il wi-fi chiedete una stanza che non sia all'ultimo piano!).
Anche Erbil, come almeno altri 2 o 3 posti dove sono passato in precedenza, reclama di essere la località abitata continuativamente da più anni (si dice sia stata fondata intorno al 6000 a.C.) e l'attrattiva principale è la Cittadella, ovvero il nucleo composto dalla città vecchia, che al momento è completamente abbandonata, in quanto gli abitanti sono stati sfrattati qualche anno fa per dare la possibilità al governo di restaurare le case ormai fatiscienti.
Al momento gli edifici della Cittadella sono quindi divisi in due categorie: "case diroccate" o "case in ristrutturazione" ed entrambe sono dichiarate off-limits da un poliziotto baffuto e cicciottello messo a guardia dell'ingresso. Inutile dire che la versione irachena del Commissario Winchester non mi scoraggia minimamente, quindi eccomi perso in men che non si dica in un labirinto di stradine da cui uscirò, salutando il perplesso tarchiatello, solo dopo un'oretta di esplorazione che lascia il posto a del meritato relax.

La Cittadella di Erbil dall'alto.

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sabato 11 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Seconda Parte. L'arrivo

L'Iraq - kurdo o arabo che sia - non è certo una delle mete più gettonate del turismo di massa degli ultimi decenni. Tre guerre in trent'anni (Guerra Iran-Iraq, Guerra del Golfo ed invasione americana del 2003) hanno allontanato anche i randagi più incalliti, ecco perchè trovare informazioni su dove andare, come muoversi e dove alloggiare è più difficile del solito ed ecco anche perchè in questa occasione, oltre a scrivere le mie solite cazzate, aggiungerò anche delle info utili raccolte sul campo. Persino la Lonely Planet dell'Iraq, pur esistendo, è del tutto inutile: fondamentalmente parla di quanto sarebbe bello visitare le rovine di Babilonia o le moschee di Najaf se non fosse che rischiereste di venire rapiti od ammazzati ad ogni sospiro e persino il Kurdistan viene liquidato in un paio di paginette scritte leggendo resoconti su internet giusto per riempire qualche riga.

E alura ghe pensi mi - come dicono dalle mie parti – a cercare di fare un po' di luce sulla situescion.

Dunque, tanto per cominciare, provenendo da Tehran, la prima tappa è giocoforza la città di Sanandaj, a circa 7 ore di bus ad ovest della capitale, nel Kurdistan Iraniano. Ci si arriva partendo  in mattinata dalla Stazione Ovest dei bus di Tehran, mentre  l'unico bus per l'Iraq parte da Sanandaj alle 7.30 del mattino seguente (per info il n. iraniano è 09121820723) per la folle cifra di 270.000 Rial (14 dollaronzi).
I 130 chilometri che mi separano da Marivan, la città ad un tiro di sputo dal confine iracheno, passano con una lentezza esorbitante attraverso stradine di montagna in cui il nostro lamierone non può certo fare miracoli, fortunatamente però le formalità doganali si rivelano fulminee, decisamente la frontiera più veloce che abbia attraversato in questo viaggio: gli iraniani stavolta mi risparmiano ore di perquise inutili e mi piazzano un bello stampo di uscita in 20 secondi netti, mentre gli iracheni ci mettono giusto un po' di più solo perchè becco l'unico poliziotto iracheno che sa parlare italiano, essendosi rifugiato a Perugia durante la guerra.

E qui i casi sono due:
O il nostro Alì Babà era il fornitore ufficiale di bamba di Amanda Knox e Rudi Guedè e, vista la situazione bollente, ha preferito una vita da sbirro in Iraq ad una da carcerato in Italia (guardacaso è tornato proprio 5 anni fa...)
oppure
Vivere in Italia è così una merda che si sta meglio in Iraq.

Comunque sia, nel giro di cinque minuti vengo omaggiato a titolo assolutamente gratuito di un bellissimo stampo della Republic of Iraq, valido per 15 giorni e solo per la regione del Kurdistan (non ci provate ad andare a Baghdad con quello! Anzi, non ci provate ad andare a Baghdad in ogni caso!)

Sulaymaniyah, Iraq (Km.27630). I tassinari iracheni devono avere uno strano concetto di "economico", visto che quando chiedo ad uno di loro di portarmi in un "cheap hotel" questo mi molla davanti al "Palace" da 95$ a notte, una cifra che non rientra esattamete nel budget giornaliero, mi tocca quindi una rapida investigazione nei dintorni alla ricerca di qualcosa di più abbordabile, la quale conferma i miei timori della vigilia: questo non è un posto a buon mercato.
Di ostelli ovviamente non v'è nemmeno l'ombra (e non potrebbe essere altrimenti) e la branda meno dispendiosa che riesco a rimediare è al Chrakhan Hotel di Salim Street che mi offre una doppia con balcone, aria condizionata, tv, frigorifero e internet veloce a 25.000 dinari a notte (20 dollari) che se vogliamo è niente, ma che basta a sputtanarmi il monte spese giornaliero, assieme ai prezzi pazzi applicati dai tassinari, che non ti fanno nemmeno salire in macchina per meno di 3000 dinari (2,5$)... i tempi della cuccagna iraniana sono decisamente finiti!

Il cortile del Red Intelligence Museum
(Photo by Miroslaw Gorecki da internet)
Girando per le strade di Sulaymaniyah si fa comunque parecchia fatica a credere di essere nello stesso paese visto tante volte in tv per i motivi che tutti sappiamo e non solo perchè la situazione è assolutamente tranquilla, ma soprattutto per una questione ambientale: strade larghe e pulite, palazzi relativamente in ordine, gente cortese, assenza quasi totale di militari, se si escludono quelli a guardia dei palazzi più importanti, come quello che ospita forse la maggior attrattiva del luogo, l'Amna Suraka Museum (o Red Intelligence Museum), il tetro ex quartier generale del Ba'ath - il partito di Saddam Hussein - ai tempi adibito anche a prigione dove i kurdi venivano regolarmente imprigionati, torturati ed uccisi.
Ovviamente con la sfiga che ho, arrivo proprio di venerdi - che equivale alla nostra domenica - ed il museo e tutto l'ambaradan sono chiusi, anche se non faccio una gran fatica a convincere lo scorbutico soldato di guardia a farmi fare un giretto perlomeno nel cortile ed all'interno degli edifici per scattare qualche foto.
Nel pomeriggio mi muovo verso Erbil, la capitale del Kurdistan Iracheno.
(...Continua...)

Per maggiori info e news: 

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venerdì 10 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Prima Parte. Introduzione

Chissà perchè ogni volta che ho letto dei post sul Kurdistan Iracheno sui vari blog, il titolo era sempre un'esortazione a non comunicare al parentado stretto la propria ubicazione dal nome altisonante. Siccome amo rispettare le tradizioni, ecco che ripropongo la medesima tematica.
Ma veniamo al sodo.

Perchè non è follia attraversare il Kurdistan Iracheno
No, non mi sono bevuto il cervello, fare una capatina in Iraq anche senza un kalashnikov come bagaglio a mano e senza rischiare di venire deflagrati da un attacco suicida è possibile, tutto sta nello scegliere la location adatta: scordatevi dunque posti come Baghdad e Nassirya dove le possibilità che vi accada qualche spiacevole inconveniente - tipo morire - è molto vicina al 100% e scegliete la ridente Regione Autonoma del Kurdistan, una striscia di terra che si estende nel nord dell'Iraq, tra il confine iraniano e quello turco.
Perchè il Kurdistan è l'unico posto attraversabile di tutto il paese è presto detto: avete presente quel simpaticone di Saddam Hussein? Ecco, Saddam Hussein era una specie di Hitler per i kurdi. Per lui il Kurdistan era un bellissimo parco giochi dove sperimentare armi chimiche e porcherie simili, non deve quindi stupire che i kurdi siano l'unica etnia che ha visto l'invasione americana in Iraq del 2003 - con la conseguente frettolosa impiccagione del loro baffuto tiranno - come una liberazione e di conseguenza ogni occidentale è a dir poco il benvenuto da queste parti.
A questo si aggiunge il fatto che il Kurdistan è si Iraq, ma ha un'autonomia tale che di fatto è come se fosse uno stato indipendente, con un proprio governo ed un proprio esercito che pattuglia il confine col resto dell'Iraq, il quale non è pericoloso solo per noi musi bianchi, ma lo è anche per gli stessi kurdi.

Regole basilari per non finire nei guai nel Kurdistan Iracheno
1) Il Kurdistan è si una regione con una piena autonomia da Baghdad, ma è pur sempre Iraq. Controllate che la situazione sia sotto controllo prima di entrare.
2) Se vi viene la tentazione di fare trekking sulle montagne al confine con l'Iran, lasciate perdere: il rischio di attraversare accidentalmente la frontiera è molto alto e credo che nessuno di voi voglia fare la fine dei famosi turisti americani arrestati dalla polizia iraniana per aver fatto questo stupido errore e che si trovano tutt'ora - a distanza di anni - a marcire in qualche galera della Persia.
3) Rimanete nei confini del Kurdistan. I checkpoint dell'esercito che separano l'Iraq kurdo da quello arabo non sono certo un esempio di impenetrabilità e si narra di parecchia gente che - più o meno volontariamente - si è trovata a sperimentare l'ebbrezza di giretti in zone tutt'altro che sicure.
4) Accertatevi sempre del percorso effettuato da shared taxi ed autobus prima di prenderli: molto spesso infatti questi sconfinano in zone arabe, soprattutto nelle città di Kirkuk e Mosul, due allegri posticini dove – credetemi – non è il caso di finire.
(...Continua...)

I confini del Kurdistan Iracheno

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giovedì 9 agosto 2012

Se Tehran avesse lu mari sarebbe una piccola Bari

Tehran, Iran (Km.26863). L'arrivo nella fantomatica capitale mondiale del terrore si rivela piuttosto blando in termini di emozioni: Tehran è brutta, sporca, caotica e rumorosa, mentre l'unico terrore che può derivare da questo luogo è quello che si prova mentre si attraversa la strada: avevo già accennato alla spericolatezza degli iraniani al volante, ma qui si esagera!
Strade larghe, traffico impazzito, motorini che sbucano ovunque, autobus che procedono contromano e nessuno – dico nessuno! - che mai si fermerà per farvi passare (l'unica volta che è capitato, il tipo che si è fermato è stato tamponato e a momenti per il rinculo mi stirava la coreana con la faccia rotonda conosciuta a Shiraz!).
Come fare dunque per non essere piallati come delle assi di mogano ad ogni incrocio? In realtà il trucco è semplice: aspettare il momento giusto è inutile (non è MAI il momento giusto) quindi dovete solo buttarvi, camminare, non esitare e non fermarvi mai. Come per magia tutti i veicoli troveranno il modo di evitarvi e voi vi ritroverete incolumi dall'altro lato della strada. Se proprio non ce la fate a buttarvi alla cieca in mezzo ad un fiume di autoveicoli, aspettate che un local attraversi la strada e seguitelo passo passo.
A parte queste esperienze di quasi-morte, Tehran ha poco da offrire per essere una capitale, giusto qualche museo, un paio di monumenti di dubbio gusto, un grosso bazaar, una manciata delle solite moschee che ormai mi escono dalle orecchie... ed i murales...
Uno dei murales più
famosi di Tehran
(da internet)
Si, in realtà i murales di Tehran sono l'unica cosa che mi ha trattenuto dal prendere il primo bus per lasciare la città la mattina dopo il mio arrivo: i più numerosi sono quelli dedicati ai “martiri” delle varie guerre (soprattutto la guerra con l'Iraq degli anni '80), ci sono poi quelli puramente decorativi, quelli dedicati all'immancabile Ayatollah/Imam Khomeini e soprattutto – i più interessanti – quelli anti-americani, che si concentrano soprattutto attorno all'ex ambasciata yankee di Taleqani Street, un concentrato di “Abbasso gli USA”, Statue della Libertà con la faccia da teschio ed altre maledizioni ai diavoli a stelle e striscie in lingue ed alfabeti a me sconosciuti.
C'è persino un murales dedicato alla Madonna col Bambinello (si, a Tehran!) che ci tenevo a fotografare, ma il fatto che fosse in una zona periferica difficilmente raggiungibile me l'ha fatto saltare, obbligandomi a ritornare anzitempo nella squallida Mellat – il postaccio dove ho preso alloggio – un quartiere intero in cui le uniche attività commerciali sono rivendite di ricambi per auto e morire se si riesce a trovare uno stronzo che ti vende una boccia d'acqua.
Per cui adieu Tehran, dubito che mi mancherai...

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